Untitled design (28)

di Mattia Iachino Serpotta

 

Esistono pochi posti a Catania, come l’Ikea di Domenica, in cui l’uomo tollera la sospensione della dignità.
E non mi riferisco a quell’incrocio tra i sensi, in cui si miscelano accenti masticati di entroterra siciliana, odori di vita di Aidone e di Agira, il Gelso Bianco come orizzonte anche per i palermitani, la moda come rinuncia all’estetica.
E neanche ai Kevin e ai Brenda che gridano e corrono in libertà, senza mai conoscere tumpulate col nervo della mano.
Parlo, invece, di qualcosa di più impermeabile alla misantropia.
Provo, infatti, sincera amarezza, un affogato all’amarezza, e lo dico soprattutto da avvocato, nel vedere mariti che non oppongono alcuna resistenza a questa subdola tecnica femminile di formulare domande suggestive.
Le mogli che aprono ante, disegnano stanze da letto, si caricano lampadari, non chiedono mai “Ti piace più questo o più quello”. Una soluzione operaia che fa sopravvivere il potere di scelta, e quindi da valore e consistenza nel mondo all’opinione altrui, creando un precedente che potrebbe superare idealmente la cassa.
Le mogli, al contrario, chiedono “Questo divano ci starebbe meglio nel soggiorno, vero?”, “Non è più bello questo bicchiere?”: tutte domande che contengono già la risposta, decisa in camera di consiglio, inaudita altera parte.
Ecco, provo molta amarezza nel vedere questi uomini dire “sì”, senza neanche emettere un suono. Solo un movimento ondulatorio della testa, privo di parole, in silenzio, che dondola su e giù, in modo sincronico. L’uomo è un metronomo del sì. Su e giù, un gioco di cervicale, a livello C2 − C3, un’ortopedia del consenso intellettualmente estorto.
L’uomo dice sì a domande che non ascolta ormai da anni. Si piace così, quando tace, perché è come assente. Altrove, tra distese azzurre e verdi terre.
Li vedo percorrere questi corridoi, ogni tanto fermarsi, un movimento della testa, su e giù, lungo un sentiero che disegna una lenta metafora della loro vita che passa. Ore in piedi, senza mai sedersi. Fingersi interessati ai divani solo per riposarsi. Una Domenica difficile anche a livello lombare.
Li guardo e mi verrebbe di caricarmene in macchina quattro, di peso, a caso, e portarmeli a mignotte.
L’uomo dovrebbe essere protagonista della sua vita, e non spettatore. Come il testicolo.
Perché forse non tutti sanno che la parola testicolo deriva dal latino “testiculus”, diminutivo di “testis”, che significa testimone. Il testicolo, infatti, è testimone dell’atto sessuale, senza mai parteciparvi: un coglione insomma.
Non fate passare il tempo come Edward Mani di Forbice, che si tiene il prurito a una palla, ormai, dal 1990.

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Cos’è la Liscìa Catanese?

Chi è Catanese sa benissimo cos’è la Liscìa e sa benissimo che è soltanto una prerogativa del Catanese.La Liscìa non è umorismo o cabaret, La Liscìa è naturalezza e spontaneità. E’ quel carattere insito nel Catanese che trova maggior espressione nelle situazioni più varie e talvolta tristi. La Liscìa è l’oro dei catanesi, è magia ed è il modo più efficace per sdrammatizzare, per far sorridere chi motivi per sorridere non ne ha, per dire la propria in modo ironico e divertente.