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Il piccolo Saro nel tema di italiano scrive “SPACCHIOSO” e la Crusca risponde

«Spacchioso». Mai sentita questa parola? Probabilmente no, a meno che non siate di Catania o  vi chiamiate Saro, o non siate un suo compagno di classe o la sua maestra. In una scuola elementare di Bergamo da oggi questo termine –  usato da un bambino di terza elementare –  ha assunto un valore molto speciale, visto che l’Accademia della Crusca l’ha valutato «bello e chiaro» rispondendo con una lettera al parere richiesto dalla maestra e dall’alunno. Tutto è nato da un lavoro sugli aggettivi. Il piccolo ha utilizzato la parola come aggettivo per descrivere suo padre. La maestra bergamasca dalla nascita, incuriosita e divertita, ha deciso di inviare questa parola all’Accademia della Crusca per una valutazione, e la Crusca ha risposto.

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«Quando ho letto il compito ho segnato errore — racconta la maestra  — ma aggiungendo accanto al cerchio rosso che si trattava di un errore bello. La parola mi convinceva, perciò mi è venuta l’idea di chiedere il parere della Crusca che ha risposto dopo tre settimane.».

Immediata anche la risposta del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che ha cinguettato: «Bravo Saro. La lingua è creatività e luogo di libertà e tu si spacchiusu»

 

Scritto da Andrea Carollo, La Liscìa Catanese

La Liscìa Catanese non è umorismo o cabaret, La Liscìa è naturalezza e spontaneità. E’ quel carattere insito nel Catanese che trova maggior espressione nelle situazioni più varie e talvolta tristi. La Liscìa è l’oro dei catanesi, è magia ed è il modo più efficace per sdrammatizzare, per far sorridere chi motivi per sorridere non ne ha, per dire la propria in modo ironico e divertente.

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