venerdì , 22 settembre 2017
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I 5 CIBI CHE IL CATANESE VIETEREBBE NEI PANNI DELL’OMS

I 5 CIBI CHE IL CATANESE VIETEREBBE NEI PANNI DELL’OMS

Come tutti sapete IL 26 Ottobre 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che pancetta, salsicce e carni lavorate e carni rosse possono provocare il cancro.

La notizia destinata a sconvolgere il mondo intero e le sue abitudini, si è abbattuta ovviamente anche su Catania, una delle città nella quale il consumo di carne è elevatissimo.

Ma cosa vieterebbe il Catanese se dovesse trovarsi nella situazione di decidere attraverso studi cosa conviene mangiare e cosa no?

 

Di seguito riporto i 5 cibi che il Catanese vieterebbe se fosse l’OMS

 

  1. A PASTA A’ NOMMA CCO PAMMIGGIANU

Dovrebbero fare comunicati ogni giorno in tutto il mondo, affinché si possa evitare questo scempio. Capita spesso infatti che per dimenticanza una volta servita a tavola, sia solito accorgersi dell’assenza della ricotta salata. In cucina, in quel momento, cala un velo di freddezza e imbarazzo che si trasforma inesorabilmente in rabbia quando la mamma per rimediare all’errore pronuncia la fatidica e terribile frase “ Vabbè a mamma c’è u pammiggianu”.

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  1. I MACCARUNI CCO NIURU DE SICCI

E’ assodato da secoli che la pasta “cco niuru de sicci si fa cche spaghetti”. Pare che ci siano ancora rarissime specie di cuochi improvvisati che si ostinano a “calare” i maccheroni o le pennette. Di solito la frase che si accompagna a questo terribile atto è “ PPI MIA TI PO MPICARI NDA FACCI”

 

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  1. A SCACCIATA CCO GABBANINU

Mia madre, se dovesse calcolare il tempo speso in cucina per la preparazione delle scacciate, si accorgerebbe di aver passato più anni in cucina a preparare le scacciate che a fare altro. La scacciata, pretende attenzione, dedizione e cura, ma secondo soffiate ricevute c’è chi la prepara con il galbanino. La scusa è sempre quella “ accussì sa manciunu i picciriddi”. Credo che il rimedio sia senz’altro educare i propri figli alla cultura e alla tradizione, perché il pericolo è dietro l’angolo.

LIBERTA’ E INDIPENDENZA PER LA SCACCIATA CCA TUMA.

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  1. U CANNOLU CCA CREMA

Il momento più atteso la domenica è senz’altro quello dell’apertura della guantera. Ebbene si, in quel momento cala in sala da pranzo o in qualsiasi posto ci si trovi una suspense simile a quannu u’ nannu rici l’uttumu nummuru na tombola a Natali. Ma all’apertura può capitare che ci si trovi davanti uno spettacolo indecente: cannoli con la crema. L’artefice, resosi conto del danno procurato, prova immediatamente a spiegarsi e di solito tenta di giustificare il misfatto dicendo “CHIDDI CCA RICOTTA AVANU FINUTU”. Parenti così non s’ana ffari trasiri a’ casa!

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  1. A PAMMIGGIANA CCHE MULINCIANI ARUSTUTI

Arriviamo al termine di questa classifica, con quello che secondo me è il piatto che non andrebbe né cucinato, né pensato, né permesso. Si, io proporrei carcere a vita per tutti quelli che si ostinano a cucinare la parmigiana con le melanzane arrostite perché a detta loro è più leggera. Mbaruzzu si ti vo manciari na cosa leggera ti mangi n’autra cosa, non vai a modificare la pietanza più deliziosa che esista. ERGASTOLO!

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E tu cosa vieteresti se fossi l’OMS?

 

Articolo di: Andrea Carollo, La Liscìa Catanese.®

 

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Scritto da Andrea Carollo, La Liscìa Catanese

La Liscìa Catanese non è umorismo o cabaret, La Liscìa è naturalezza e spontaneità. E’ quel carattere insito nel Catanese che trova maggior espressione nelle situazioni più varie e talvolta tristi. La Liscìa è l’oro dei catanesi, è magia ed è il modo più efficace per sdrammatizzare, per far sorridere chi motivi per sorridere non ne ha, per dire la propria in modo ironico e divertente.

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